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Quattro leggi che ci diranno chi siamo

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Elezioni, autonomia, sicurezza e welfare

Luglio 2026 è stato un mese denso per il legislatore italiano. Quattro dossier — il futuro dell'INPS, l'autonomia differenziata, la nuova legge elettorale e la norma "salva-difesa" del ddl Sicurezza — raccontano, messi in fila, la direzione che il Paese sta prendendo. Proviamo a spiegarli in modo semplice, due paragrafi ciascuno, senza nascondere i punti critici.

1. INPS e l'"Officina del welfare": quando le pensioni non si reggono più da sole

Illustrazione: un grande martello incombe sulla sede dell'INPS accanto al tricolore
Illustrazione: un grande martello incombe sulla sede dell'INPS accanto al tricolore

Il 9 luglio 2026 il presidente dell'INPS Gabriele Fava ha presentato alla Camera il XXV Rapporto annuale, coniando una formula destinata a fare discutere: l'Istituto sta evolvendo «da ente erogatore a grande infrastruttura attiva del welfare nazionale, secondo il modello di un'officina del welfare». Attenzione: nessuna legge trasforma o "declassa" oggi l'INPS, e la stessa relazione precisa che non si tratta di «una trasformazione formale». Ma è proprio qui che nasce una preoccupazione legittima: dietro l'immagine rassicurante dell'"officina" — con il suo corollario di "welfare generativo" e "INPS 4.0" — c'è forse il primo passo di una visione strategica che in futuro potrebbe ridisegnare la natura stessa dell'ente, spostandolo dal terreno solido della previdenza a quello, molto più ampio e politico, della gestione universale del welfare.

E il terreno, sotto, è meno solido di quanto la formula suggerisca. Quando si dice che l'INPS rischia di "fallire" non si intende che chiuderà: si intende che le pensioni non si finanziano più con i soli contributi e vengono sempre più sorrette dalla fiscalità generale, cioè dalle tasse di tutti. I numeri lo dicono chiaro: a fronte di oltre 371 miliardi di redditi pensionistici nel 2025, i contributi incassati si fermano intorno ai 273 miliardi, con un divario di circa 77 miliardi l'anno coperto dallo Stato; i trasferimenti statali alla gestione assistenziale (GIAS) hanno toccato circa 165 miliardi, +54% dal 2016, e la spesa assistenziale (circa 180 miliardi nel 2024, finanziata dalle tasse) cresce quasi tre volte più in fretta delle pensioni. Con un rapporto sceso a circa 1,7 lavoratori attivi per pensionato, il sistema «oggi regge», ma su una stampella pubblica sempre più pesante. Nessuna delle fonti indica una data-scadenza — chi cita un anno preciso di "collasso" avanza un'ipotesi, non un dato — ma la traiettoria è documentata, ed è la vera notizia dietro lo slogan.

2. Autonomia differenziata: il treno riparte, e non è una buona notizia

La penisola italiana vista dall'alto, spaccata da crepe e fiamme lungo la costa
La penisola italiana vista dall'alto, spaccata da crepe e fiamme lungo la costa

La legge Calderoli (L. 86/2024) è in vigore, ma con le ali tarpate: la Corte costituzionale, con la sentenza 192/2024, ne ha dichiarato illegittimi sette profili — su tutti il trasferimento "in blocco" di intere materie alle Regioni — e la sentenza 10/2025 ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo, nonostante oltre 1,3 milioni di firme raccolte. Eppure il progetto avanza: il 16 luglio 2026 il Senato ha approvato le pre-intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto (84 sì, 59 no), accogliendo appena 5 dei 677 ordini del giorno delle opposizioni.

Perché non è un bene, al di là delle bandiere di partito? Perché i conti non tornano e il metodo pesa. In audizione, Ufficio parlamentare di bilancio, Banca d'Italia e Ragioneria generale dello Stato hanno criticato pre-intese dal contenuto pressoché identico per le quattro Regioni e con spazi di autonomia reale ben più ridotti di quanto la politica racconti. Soprattutto resta il nodo dei LEP, i livelli essenziali delle prestazioni: la Corte ha posto una condizione netta, e cioè che le funzioni collegate ai LEP si trasferiscano solo dopo averli definiti e finanziati in legge di bilancio. Senza quelle risorse, l'autonomia rischia di certificare le disuguaglianze fra i territori invece di ridurle — e portare avanti a tappe forzate un progetto già sforbiciato dalla Consulta e sottratto al referendum è un problema di legittimazione prima ancora che di merito.

3. "Stabilicum": la legge elettorale che solleva più domande che risposte

Un'antica bilancia dorata visibilmente sbilanciata da un lato
Un'antica bilancia dorata visibilmente sbilanciata da un lato

Il 16 luglio 2026 la Camera ha approvato in prima lettura, a scrutinio segreto, la nuova legge elettorale ribattezzata "Stabilicum" (217 sì, 152 no, 2 astenuti). Non è ancora legge: ora passa al Senato, dove sarà con ogni probabilità modificata. In sintesi funziona così: sistema proporzionale con un premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) alla lista o coalizione che arrivi prima in entrambe le Camere superando il 42% dei voti; liste bloccate, nessuna preferenza, niente collegi uninominali, niente ballottaggio.

Le perplessità sono serie e arrivano dagli stessi costituzionalisti auditi. Le liste bloccate senza preferenze consegnano ai partiti la scelta degli eletti, allontanando ancora di più cittadino e rappresentante: non a caso il caso politico del mese è stato l'affondamento, per un solo voto (187-188), dell'emendamento che le reintroduceva, colato a picco da una trentina di franchi tiratori interni alla stessa maggioranza (stima giornalistica non verificabile, trattandosi di voto segreto). C'è poi il premio "a cifra fissa", che può sovra- o sotto-rappresentare in modo irragionevole, e il fatto di agganciarlo al risultato nazionale anche al Senato solleva dubbi sull'art. 57 della Costituzione, che vuole il Senato su base regionale. La Corte ha già bocciato meccanismi simili con le sentenze 1/2014 (Porcellum) e 35/2017 (Italicum): diversi giuristi ipotizzano un ricorso preventivo, e una legge che decide come votiamo, nata spaccata e con dubbi di costituzionalità già sul tavolo, comincia nel modo peggiore.

4. La norma "salva-Roggero" che non salva Roggero: una contraddizione in termini

Tre figure in fuga nella notte lungo una strada cittadina
Tre figure in fuga nella notte lungo una strada cittadina

Il 14 luglio 2026 il Consiglio dei ministri ha varato il nuovo ddl Sicurezza. Tra le novità, un articolo che modifica il codice civile per escludere il risarcimento del danno a chi resta ferito mentre commette reati gravi — rapina, furto in abitazione, violenza sessuale, sequestro — con l'esclusione estesa ai familiari e valida anche in caso di eccesso colposo di legittima difesa. La norma è nata sull'onda emotiva del caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva (14 anni e 9 mesi) per l'omicidio di due rapinatori nel 2021, con richieste di risarcimento dai familiari delle vittime per circa 3,3 milioni di euro.

E qui sta la contraddizione, netta: la "norma salva-Roggero" non salva Roggero. Non è retroattiva e comunque non si applicherebbe al suo caso, perché è stato condannato per omicidio volontario e non per eccesso colposo di difesa: una legge intitolata di fatto a un caso simbolo che lascia intatto proprio quel caso è, prima ancora che discutibile nel merito, un cortocircuito. Nel merito, poi, i dubbi restano: la responsabilità civile in Italia ha una funzione riparatoria, guarda al danno ingiusto subìto e non alla qualità morale di chi lo subisce; negare per legge il risarcimento in base a chi è la vittima — e non a cosa è accaduto — apre un problema di compatibilità con il principio di uguaglianza dell'art. 3 della Costituzione. Anche questo, come gli altri, è per ora solo un disegno di legge: dovrà passare da Camera e Senato prima di avere qualunque effetto.

In conclusione

Quattro provvedimenti, un filo comune: tutti tranne l'autonomia sono ancora proposte, non leggi in vigore, e tutti portano con sé dubbi di costituzionalità o di sostenibilità non ancora sciolti. Vale la pena seguirli passo passo, distinguendo — sempre — l'annuncio dalla norma, e la norma dai suoi effetti reali.

Fonti

INPS — "Officina del welfare" e sostenibilità

Autonomia differenziata (L. 86/2024)

Legge elettorale "Stabilicum" (AC 2822)

Ddl Sicurezza — norma "salva-difesa" / "salva-Roggero"

Fonti primarie: Camera dei deputati (camera.it), Senato (senato.it), Gazzetta Ufficiale (gazzettaufficiale.it), Corte costituzionale (cortecostituzionale.it) per i testi di AC 2822, L. 86/2024 e sentenze 192/2024 e 10/2025.


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