Una fiaba per ragazzi, ma non innocua
Le cronache di Narnia è il ciclo di sette romanzi che C. S. Lewis pubblicò tra il 1950 e il 1956, a partire da Il leone, la strega e l'armadio. I libri raccontano il mondo di Narnia — dove gli animali parlano e il leone Aslan è insieme sovrano e divinità — attraverso bambini che dal nostro mondo ci arrivano in epoche diverse.
Sono proprio quei bambini a dire per chi è scritto il ciclo: un racconto per ragazzi, dove gli animali parlano e l'avventura passa sempre da un protagonista giovane. Il cattivo, invece, non è sempre in primo piano e cambia da un romanzo all'altro: in un libro come Il viaggio del veliero un vero antagonista non c'è nemmeno.
A guardare il ciclo nel suo insieme, però, devo contraddire quello che ho appena detto: i personaggi principali non sono i bambini. Il protagonista che spicca più di tutti è Narnia stessa, tanto che il ciclo si chiude con la morte di quel mondo.

Mi aspettavo una fiaba del tutto innocua, senza il minimo strascico di violenza, e invece Lewis è convinto che nemmeno i bambini debbano per forza stare in un recinto. Non che il ciclo diventi una lettura per adulti, come Il nome della rosa di Umberto Eco: resta però il fatto che i protagonisti devono combattere contro i cattivi e, se serve, uccidere.
Lo so che è una pazzia, e me ne rendo conto benissimo: tutto questo mi ha ricordato moltissimo gli anime isekai. Lo schema, in fondo, è lo stesso, e l'idea mi si è fissata in testa soprattutto con l'ultimo libro, dove i protagonisti muoiono nello schianto di un treno. Non assomiglia parecchio allo schianto di un furgone? Forse chi ha inventato il genere ha preso spunto proprio da qui.
La lettura è piacevole e ti tiene incollato alle pagine per ore. Il problema è che a tratti si fa abbastanza pesante, soprattutto in alcune parti dei romanzi intermedi. Se ami l'avventura e sai di avere per le mani una fiaba, è sicuramente un ciclo che fa per te.