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L'uovo dell'angelo (1985)

L'uovo dell'angelo (1985)

Film


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Visione difficile, perché richiede molta interpretazione

L'uovo dell'angelo (Tenshi no Tamago) è il film d'animazione diretto da Mamoru Oshii nel 1985, con il character design e le illustrazioni di Yoshitaka Amano. Segue una bambina che custodisce un grande uovo in una città oscura e il suo incontro con un uomo armato di una croce. In Italia è arrivato al cinema per la prima volta nel dicembre 2025, nel restauro in 4K distribuito da Lucky Red.

Quell'uovo e quella città vengono da lontano: il racconto è una rilettura molto personale dell'arca di Noè, la storia del diluvio narrata nella Genesi (capitoli 6-9), calata in un'ambientazione post-apocalittica. In questo mondo è morto tutto: gli animali non si sono salvati, o meglio, si sono salvati nell'arca ma sono diventati fossili, pietra.

Il cimitero degli animali
Il cimitero degli animali

Anche gli abitanti, in maggioranza pescatori, sono vivi nel corpo ma morti nell'anima. In questo mondo oscuro cercano di pescare invano, perché ci sono solo ombre di pesci. È un rimando alla pesca miracolosa dei Vangeli, dove le reti tornano piene: qui il film si comporta all'esatto opposto, in sintonia con il disastro avvenuto. Un disastro che, suggerisce l'autore, non è stato causato da Dio, ma dalle armi — rese vive — prodotte dall'uomo stesso. Ed è in quel punto che viene introdotto l'uomo con la croce.

Il film è un'opera molto interessante e lascia molto spazio alle interpretazioni visive. Non fa uso di dialoghi espliciti, ma di un gioco intenso di sguardi, dove la lingua non è solo il parlato: al film, di fatto, il doppiaggio non serve. Se la ragazza con l'uovo indica l'ultima speranza di vita, l'uomo rappresenta il cinismo e vuole spegnere ogni vita in questo mondo, cercando di conquistare anche la fiducia della ragazza.

Il gesto misterioso di depositare le ampolle d'acqua, che la rende contenta
Il gesto misterioso di depositare le ampolle d'acqua, che la rende contenta

Un'altra scena molto particolare, e che torna più volte, è la raccolta delle ampolle d'acqua e la loro sistemazione nel magazzino dei fossili: sinceramente non ho capito bene il significato di quell'azione, come se fosse un rito, una routine. Un gesto che, in quel mondo pieno d'acqua, non ha senso, ma che lei ritiene necessario.

L'opera non è molto musicale, ma i suoi ritmi sono memorabili: per dare senso alle immagini utilizza quasi esclusivamente la sonorità e i rumori ambientali. Un'altra sua caratteristica è il ricorso estremo a uno stile cinematografico e registico sperimentale e, per l'epoca, innovativo.

È stato davvero difficile costruire un senso logico del film, a volte troppo criptico, a volte un po' pesante. È un film riservato a chi ama il genere artistico e apprezza questo tipo di cinema d'essai.


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