Hideo Kojima spazia dalla fisica nucleare alla paleontologia
Death Stranding è nato dalla mente visionaria di Hideo Kojima, proponendo un genere del tutto fuori dagli schemi, perlomeno a questi livelli di produzione. Il genere "avventura/corriere/action" esisteva già in qualche titolo indie precedente, ma nessuno era riuscito a realizzare un'opera paragonabile a questo gioco.
Il mondo della fisica quantistica e delle particelle non è mai stato così folle. Mettendo insieme tutti questi concetti, si cerca di trovare un filo logico per comprendere la narrazione (la cosiddetta lore) e, infine, decifrare la realtà che questo gioco ci propone.

Possiamo dire che una vasta gamma di discipline STEM complesse – insieme ad altre scienze umanistiche come la paleontologia – sia stata messa a dura prova per realizzare questa distopia fantascientifica.
Il titolo esplora anche il lato umano, offrendo un'introspezione delle relazioni tra tutti i personaggi, compresi quelli più secondari e i peggiori antagonisti. Le dinamiche sociali si basano su un sistema noto quasi a tutti, ovvero il meccanismo dei "Mi piace", che rafforzano i legami e agevolano le consegne del protagonista, cioè Sam Porter Bridges.
Sam deve superare anche altri ostacoli. È costretto ad affrontare i suoi disturbi sociali, le sue fobie e a convivere con i traumi del PTSD, fattori che rendono la sfida molto più ardua. Alcune sequenze sono caratterizzate da una forte tensione e da atmosfere da film horror, dove tutto può succedere, anche al di fuori delle missioni principali.

Il gioco è scorrevole e pieno di misteri; il consiglio è di non focalizzarsi troppo sulle consegne secondarie che non portano alcun beneficio. Vanta una trama ineccepibile ma, proprio per la firma di Hideo Kojima, richiede qualche base teorica e scientifica per poter comprendere appieno questo mondo folle.