Riesce a trasmettere il giusto terrore, ma si rovina con un finale monco
"Metro 2033", romanzo sci-fi dalle tinte dark scritto dal russo Dmitrij Gluchovskij, è stato un ottimo recupero da un negozio dell'usato. È una lettura che, fino alle battute finali, è riuscita a intrattenermi egregiamente.
Il libro esplora un mondo vivo e organico, dove i voraci sotterranei inghiottiscono senza alcuna discriminazione gli abitanti in cerca di sopravvivenza. Il protagonista, Artyom, dovrà affrontare innumerevoli ostacoli e pericoli causati non solo dai mostri, ma anche dalle persone stesse.

Un altro aspetto interessante è la capacità dell'autore di costruire una mappa dettagliata dei sotterranei, permettendo al lettore di orientarsi in questo complesso sistema di gallerie. Questo stile di worldbuilding ricorda vagamente "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien.
Il difetto fatale dell'opera è l'incapacità di chiudere il cerchio in modo esauriente: nel finale, infatti, l'autore spiega a malapena cosa siano realmente questi nuovi esseri oscuri che minacciano le fermate metropolitane.
Anche se il calo di stile alla fine è evidente, resta una lettura che consiglio caldamente ai fan dell'horror distopico.