Un'operazione nostalgia in stile B-movie
La Mummia è un film scritto? Ripreso? Diciamo diretto, da Lee Cronin. Prendendo spunto dall'epoca d'oro dei film di serie B, il regista ha spinto sull'acceleratore inserendo cliché a profusione, così da conferire al film un tono eccessivo e splatter, evidente soprattutto da metà in poi.
La prima parte della pellicola è permeata dalla classica tensione del genere horror: qui facciamo la conoscenza di una famiglia disfunzionale che deve affrontare un problema domestico fuori dal comune.
Superato il giro di boa si scopre finalmente la verità, ma è anche il momento in cui prendono il sopravvento gli eccessi tanto amati dai fan del genere: immagini ripugnanti, body horror e una regia dal sapore retrò che rimanda direttamente agli anni '80. Il problema principale nel voler emulare lo stile trash, però, è la conseguente e totale assenza di continuità narrativa.

La combinazione tra una scenografia scarna e gli elementi tipici dei B-movie genera scene assolutamente grottesche e imbarazzanti. Se ad alcuni potrebbero far ridere o perfino piacere, a me hanno semplicemente annoiato. Questa noia non è causata solo dalle scene e dallo stile in sé, ma anche da un altro fattore: la durata. Il film è troppo lungo e diluito, con un minutaggio solitamente riservato a generi più impegnati e introspettivi.
Proprio a causa di questa discontinuità narrativa, La Mummia si è rivelata una visione fin troppo sgradevole e nostalgica; un film che mi sento di consigliare esclusivamente agli appassionati di questo tipo di cinema.